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Una fotografa che non stampava le sue fotografie.

Una fotografa che non stampava le sue fotografie (cosa che ormai facciamo anche noi) Vivian Maier, street photographer sconosciuta in vita, proprio perchè non amava stampare i propri scatti, ma famosa post mortem, perchè qualcuno si è preso la briga di farlo.

John Maloof, il ritrovatore e storico della fotografia, nel 2007 acquistò degli scatolini di negativi,  in questi, negli anni, troverà all’incirca 150.000 fotografia della, all’epoca, sconosciuta fotografa, e per anni cercherà di scoprire la sua identità. Successivamente ha pubblicato le foto della Maier su Flickr, uno dei più grandi social network per la fotografia: nella scoperta della Maier i social e internet hanno avuto un gran ruolo.

La Maier era una bambinaia piena di stranezze, senza famiglia, alta e goffa, con la macchina fotografica a pozzetto perennemente al collo. Coi bambini che accudiva girava ogni angolo della città, rubando immagini memorabili. Faceva migliaia di foto che nessuno vedeva, nemmeno lei: la maggior parte dei negativi ritrovati non erano mai stati sviluppati.

Vi ricordate la dichiarazione fatta da parte di Vint Cerf, VP di Google, ve ne ho parlato in un articolo qualche settimana addietro, si parlava del rischio che stiamo correndo, del deserto digitale che ormai ci sta pian piano soffocando, l’unica differenza che c’è tra noi e la Maier è lo strumento, la pellicola ha una resistenza centenaria di resistere e perseverare, il pixel si degrada e la memoria si perde. Se Vivian fosse stata una fotografa dei giorni nostri, e il mezzo fosse stato lo smartphone o similare, probabilmente tra 100 anni non ci sarebbe stato nessuno a riscoprirla e portarla alla ribalta, perchè non ci sarebbe stato nulla da trovare, nessuna fotografia, nessun negativo, nessuna testimonianza.

Chi ama realmente la fotografia dovrebbe prendere coscienza e iniziare a selezionare e stampare ciò che vede e ama, e io sono la prima a fare mia culpa.

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