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Chi è Drusilla Foer?

Drusilla Foer è salita alla ribalta del pubblico, poco attento, grazie alla sua partecipazione, di una sera, al Festival di San Remo di quest’anno. Ma chi è Drusilla Foer? È uomo ? È donna ?
È un trans ?Quante domande ….
Per chi non lo sapesse Drusilla Foer è un ‘en travesti’, il cui nome all’anagrafe è Gianluca Gori.

Nato a Firenze nel 1967 Gianluca Gori si forma all’Istituto d’Arte di Firenze e avvia da subito la sua carriera come fotografo che ben presto lo vedrà spostarsi da dietro la macchina da presa al centro dell’obiettivo, arrivando a creare Drusilla. L’alterego di Gianluca Gori. Il personaggio della nobildonna fiorentina che affascina il publico italiano con la sua ammiccante ambiguità, “è ispirato a una nottata di sesso sfrenato dei miei nonni in America. Erano su un battello che si chiamava Drusilla. Il battello è diventato monumento storico, una sorta di pezzo d’antiquariato. Come me, insomma” Come lo stesso Gori spiega.

Drusilla è stata iconica a questo festival, come lei stesso ha detto, la sua presenza ha dato lustro per la sua “Unicità” e ha tenuto a sottolineare l’unicità di noi tutti, già nell’essere noi, è la vera rivoluzione sociale, oggi come oggi.

L’intervento al festival nazionale popolare di Drusilla Foer è stato molto apprezzato, anche, da un grandissimo Fotografo, che conosce molto bene la nostra signora, Mustafa Sabbag, che ha così commentato.

Ero sicuro che Drusilla fosse in grado di lanciare un messaggio nuovo, che non ha nemmeno a che fare con l’orientamento sessuale. Lei è una vera performer e quello che ha messo in atto è un’autentica performance d’arte contemporanea. Il suo è stato un dono. Arrivare agli altri è sempre un atto di generosità. Drusilla era completamente nuda su quel palco. È facile diventare un bersaglio in questo modo. Ha chiesto al pubblico di spogliarsi del proprio pregiudizio e l’ha fatto mettendosi nuda davanti a milioni di persone, usando solo il talento e la cultura di cui dispone.

Ma chi è Mustafa Sabbagh ?

Nato in Giordania, ad Amman, di famiglia italo-palestinese, consegue la laurea in architettura all’Università IUAV di Venezia e si trasferisce a Londra, dove si forma come assistente di Richard Avedon. Secondo il curatore e storico dell’arte Peter Weiermair, Sabbagh è “uno dei cento fotografi più influenti al mondo”,

Sabbagh ha dato vita a uno splendido reportage su Drusilla Foer, nel 2013, e nello stesso anno, la fiorentina Aria art Gallery infatti ospita la mostra Itinere, dove vengono esposti gli scatti del fotografo giordano in cui è protagonista la versione femminile di Gianluca Gori. il Come, ce lo racconta lui stesso.

Io ho fatto due mostre con Drusilla quando ancora non era molto conosciuta, ma mi è piaciuta subito per la sua ironia, per il gioco che metteva in atto attraverso se stessa. Ho trovato la sua arte strettamente performativa, ma in senso intimo. Drusilla è un pensiero che tutti noi abbiamo, il desiderio di metterci nei panni di un altro e vivere una vita parallela.

Il modo in cui ha deciso di ritrarla è certamente inusuale, quasi in contrasto col personaggio stesso… ma ce lo spiega così.

Quando l’ho fotografata ho lavorato assieme a un grande stylist, Simone Valsecchi. Abbiamo inventato insieme un personaggio attraverso Drusilla, che si è fatta guidare e si è fidata delle mie scelte. Le ho chiesto di rasarsi i capelli quasi a zero, ho messo in atto un circuito ancora più complesso, eliminando i luoghi comuni e gli elementi più spiccati della femminilità. In virtù della sua intelligenza ha accettato, è venuto fuori un personaggio quasi settecentesco, in cui non si distingueva quasi il genere di appartenenza. Non volevo infatti parlare di questioni di genere, ma di Drusilla come performer.

Guardando le foto, notiamo che le immagini sono molto iconiche, dure, lontano dalla patina glamour che notoriamente la gentil donna esprime. Ma come lo stesso fotografo ci spiega, forse questi stessi scatti hanno aiutato a creare l’identità che conosciamo.

Era un momento in cui Drusilla stava riflettendo su come emanciparsi dal proprio personaggio. È venuta a trovarmi in studio alcune volte e nelle nostre conversazioni ci siamo resi conto come noi tutti siamo schiavi di qualcosa, diventa fondamentale riuscire a uscire dal nostro personaggio per dare un messaggio in più. In quegli scatti si parla anche di dolore, dell’accettazione del corpo, di spogliarsi degli artifici. Mi interessava fotografare il conflitto interiore di questo personaggio, piuttosto che la sua apparenza. Sono fotografie che non cercano l’approvazione del pubblico. Del resto, non è una chioma di capelli che fa la bellezza di una persona, ma è la sua sostanza. In queste foto Drusilla è forse anche più erotica: penso

E continua aggiungendo….

Io credo che la cultura popolare, se intesa come strada per abbattere i muri, è quella migliore. Ci sono molti cortocircuiti che stanno accadendo nel nostro Paese in questo momento storico. Se uno guarda la puntata di un festival di dieci anni fa sembra che siano passati duecento anni. Da Andy Warhol a Raffaella Carrà, Drusilla ha fatto quello che deve fare qualsiasi artista: l’arte non è relegata all’élite. Può esserlo, in alcuni casi, ma non è solamente destinata a un pubblico elitario. L’arte è come il cibo, deve essere ad uso e consumo collettivo. È responsabilità degli artisti mettere intelligenza e responsabilità nelle opere, nella misura adatta a migliorare la società.

Ringraziando l’unicità sia dell’uno che dell’altro, acco alcuni degli scatti realizzati dal grande Mustafa Sabbagh, spero che vi piacciono almeno la metà di quanto sono piaciuti a me.

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